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| Scritto da Administrator |
| Venerdì 23 Luglio 2010 10:30 |
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Il territorio del Comune di Selvazzano Dentro ubicato a ovest della città di Padova è tagliato in due dalle acque perenni del Bacchiglione. Si tratta di una piatta distesa alluvionale interrotta solo dalle alture di Montecchia (mt.44) e del Mottolo estreme propagini nord-orientali del rilievo collinare Euganeo. Millenaria può essere considerata la costruzione fisica del territorio ma ben più recente è invece la sua istituzione come comune amministrativo, fissata con decreto del vicerè d’Italia Eugenio Napoleone il 28 settembre 1810 (esattamente 200 anni fa ). Le prime testimonianze della presenza dell’uomo a Selvazzano risalgono ad alcuni millenni or sono. Le strade che attraversano il territorio comunale, quali Se ad alcuni enti religiosi va riconosciuto il ruolo trainante nella trasformazione del paesaggio, in particolare tra il XII e il XVI secolo, nel contempo non può essere sottaciuto il ruolo assunto da alcune notabili famiglie padovane nella nostra zona. Determinante è infatti, nei secoli XII-XIV, la presenza dei conti Maltraversi, ricchi feudatari di Selvazzano, Tencarola e di buona parte a ovest di Padova; dei Signori da Selvazzano e degli Scrovegni, entrambe in ordine di tempo feudatari del Vescovo di Vicenza; dei Capodilista concentrati attorno alle collinette della Montecchia. Con l’avvento della Repubblica di Venezia (nov. 1405) si assiste al declino di alcune famiglie legate alla signoria Carrarese. Dopo la conquista Venezia provvede a riorganizzare le podestarie e vicariati e di conseguenza l’area di Selvazzano con Tencarola, S. Maria di Quarta, Canton di Selvazzano con Caselle e Vegri di Barca passa sotto il controllo della vicaria di Teolo. E a questo periodo (XVI - XVIII) che dobbiamo fare risalire la costruzione degli edifici di maggior pregio architettonico tuttora presenti nel territorio comunale. Tra questi meritano ricordati Cà Bigolin (1530) eretta lungo la riva destra del Bacchiglione, importante via d’acqua di comunicazione; la villa Capodilista sul colle di Montecchia, opera di Dario Varotari costruita dopo il 1578; Cà Folco – Zambelli edificata sul finire del XVI secolo; Villa Cesarotti di proprietà dei Cesarotti fin dal 1668 e dal 1781 abitata da Melchiore Cesarotti che successivamente abbellì la villa con pitture e iscrizioni oltre che con un giardino che suscitò vivaci dibattiti e portò a Selvazzano illustri visitatori (I. Pindemonte, Vittorio Alfieri e anche Ugo Foscolo); vicino al Ponte della Libertà si trova casa Piacentini che và collegata alla presenza dei molini natanti la cui attività è attestata fin dall’epoca medioevale, un tempo proprietà dei Carraresi, poi dei Pisani e poi acquistata dalla fam. Piacentini e acquistò l’attuale fisionomia intorno al 1870, all’interno della casa si conserva un’iscrizione del 1761 con la tariffe dovute per il transito sulla allora passerella che congiungeva le due sponde del Bacchiglione; le tariffe variavano a seconda del numero e delle ruote dei carri e della grandezza degli animali Agli inizi del 1900 inizia anche il profondo mutamento che trasforma Selvazzano da borgo rurale in periferia della città. La scomparsa dei mulini dal Bacchiglione (1913), la costruzione della linea tranviaria Padova - Tencarola – Abano Terme, e del successivo tratto per Teolo (1910/11), l’istituzione dell’asilo infantile (1920), la costruzione delle scuole elementari a Tencarola, nel capoluogo e a Caselle, dove nel 1925 viene costruita la nuova chiesa, sono momenti di uno sviluppo urbano e demografico che troverà nel secondo dopoguerra la possibilità di esplodere in modi e forme molto singolari, favorito da una diversa mentalità dei proprietari terrieri, molti dei quali abbandonarono la coltivazione dei campi a favore dell’insediamento edilizio. Ai giorni nostri può certamente fare sorridere solo al pensare la dichiarazione di “zona depressa“ pronunciata dal Consiglio Comunale alla vigilia delle elezioni del 1960, nella speranza di favorire l’insediamento di industrie capaci di assorbire manodopera locale e frenare l’esodo alimentato dalla disoccupazione. Diffuso in quegli anni il pendolarismo verso Padova e l’area termale, da sempre serbatoio di offerta di lavoro. La vicinanza della città di Padova, la crescita economica e la richiesta di aree edificabili a basso prezzo, sono solo alcune delle tante motivazioni che possono spiegare l’esplosione edilizia e demografica di Selvazzano. Dai 4152 abitanti del 1921 la popolazione passo nel Chi ha visto crescere il Comune di Selvazzano in questi ultimi decenni può forse gioire per non abitare più in una zona depressa, ma nemmeno può tanto rallegrarsi per tutti quei valori ambientali e sociali che una crescita così rapida ha velocemente mutato e in parte anche cancellato. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Settembre 2010 06:37 |